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25 luglio 1943 il caso e chiuso


25 luglio 1943 il caso e chiuso

di alta solennità. La famosa «congiura» cominciò con questa rinuncia a qualsiasi collusione con la monarchia. In questo, Scorza chiedeva al Capo del Governo di rinunciare a tutti i ministeri militare tenuti da lui ad interim. Queste proposte furono fatte davanti a Mario Zamboni, e dimostrano come gli uomini del Gran Consiglio fossero del tutto alloscuro di ciò che i militari stavano tramando e purtroppo avevano già deciso. Non cera dubbio che la materia su cui Grandi intendeva impiantare la discussione, di «particolare importanza» ne aveva a josa.

Se anche il Re era con il Duce, a cosa avrebbe condotto la ribellione? E vero anche che questi generali avevano preparato un piano per arrestare Mussolini e che avevano già parlato con alcuni di coloro che dovevano assumere il potere: per esempio, con lex-capo della polizia Senise. Lindomani 22, a mezzogiorno, Mussolini sapeva già quello che Grandi aveva in animo di dirgli. Alle parole di Mussolini seguì uno sgomentato silenzio. Ma cera anche unaltra cosa da segnalare, a smentita della leggenda del «complotto» che poi doveva costare la vita agli imputati del processo di Verona: che nessuno di coloro che si preparavano alla battaglia aveva cercato e avuto contatti. Signori, voi avete aperto la crisi del Regime. Informò subito Federzoni e Bottai, che si mostrarono non meno trasecolati e sollevati di lui. «È ora che se ne vada». Questo domando al re del 24 maggio, del convegno di Peschiera, del Piave e di Vittorio Veneto».

La Germania, però, aveva nel Gran Consiglio un suo strenuo difensore: Roberto Farinacci, il quale controbbatté a Grandi proponendo un altro.d.g., simile nei contenuti a quello del Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, ma con. Nessuno ha mai capito che cosa pensasse e quali decisioni avesse maturato. Lo fecero quando gli anglo-americani erano già in Sicilia, ma anche quando i tedeschi erano tuttora a Roma e nessuno dei capi antifascisti aveva dato ancora segno di voler uscire allaperto per rischiare la vita. Ma Mussolini aveva ancora in mano tutte le leve del potere. Ma lo si può desumere a posteriori da alcuni elementi. Non è del tutto vero.

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Poi, tutti gli altri, scaglionati sui lunghi tavoli laterali del ferro di cavallo. È lora di tener fede a questo impegno». Ma non ne aveva parlato con nessuno. Corriere della Sera, in due puntate, la sintesi di quel lungo colloquio. Ma la sconfitta subita non significò rinuncia: segnò, anzi, l inizio di una lunga e sanguinosa fase di Resistenza, che dal settembre 1943 fino allaprile del 1945, divenne limperativo categorico e limpegno prioritario delle forze antifasciste, decise a battersi. Essa fu decisa, di sua spontanea volontà, da Mussolini tre giorni dopo, e di congiura non cera nemmeno lombra. Insomma, contro gli uomini del Gran Consiglio cè una strana coincidenza dinteressi opposti, ma concordi nello svilirne il gesto. E fu a Cascais, che per due intere giornate Grandi raccontò tutto.

Tutto era pronto per quel giorno, è vero, compresa lautoambulanza che doveva trasportare il prigioniero. «Lo sapevo» disse. E ne era stupito egli stesso. Dopo le forbite proteste di Grandi, il Duce accettò di prolungare il Gran Consiglio e propose solo una pausa di mezzora nella quale Grandi fece girare due copie del suo ordine del giorno che venne firmato. Grandi uscì da quel colloquio trasecolato e sollevato.

Ma soprattutto, per prevenire ogni sospetto di congiura, fu deciso di agire alla luce del sole, di non fare nulla di nascosto e di mostrare a tutti, scopertamente, il testo della mozione. Il nazismo non conobbe dissidenze interne. Da ventanni Mussolini non era più allenato ad affrontarne. Faccio voti che il successo coroni il grave compito al quale il Maresciallo Badoglio si accinge per ordine e in nome di Sua Maestà il Re, del quale durante ventun anni sono stato il servitore e tale rimango. E sul loro atteggiamento potevano influire molte cose. Il quale era al corrente di queste macchinazioni, ma finora non si era mai sbilanciato, sempre in attesa del «mezzo costituzionale» che gliene fornisse il pretesto. Qual era dunque il suo piano? Scendendo le scale da soli o a piccoli gruppi, dovettero scavalcare i corpi dei militi addormentati sui gradini. E poi noi siamo legati ai patti. La fermò Bottai prevenendo altri interventi.

Alla domanda del duca sul perché Caviglia e non Badoglio, Grandi rispose che il secondo era si contrario al regime, ma da esso aveva ottenuto tutto, divenendo quindi complice della sconfitta se non il maggior responsabile dellentrata in guerra del giugno del 1940. Ma coloro che avevano taciuto seguitavano a tacere, ed erano la maggioranza. Il segretario del partito era in quel consesso la più alta autorità, dopo il dittatore. Da Bologna scrisse al generale Puntoni, aiutante di campo del Re, ricordando lesempio e il coraggio di Carlo Alberto. Il segretario del partito era così sicuro della vittoria che indisse la votazione sullordine del giorno Grandi: non perché era stato presentato per primo, forse, ma perché su di esso si poteva meglio accertare la prova del «tradimento». Il che significa che fino a quel momento (ore quattro del mattino del 25) non si era deciso. «Il telegramma» rispose Grandi «era indirizzato a Scorza, ma diretto. Ora che bisognava dirlo senza reticenze, forse qualche alleato certo sarebbe diventato incerto; e qualche incerto, avversario. Prese sul tavolo un foglio che Grandi riconobbe subito: era il suo ordine del giorno, certamente consegnategli da Scorza. Si recò dal principe ereditario Umberto.

Caso di incontro di artois

Monelli se ne servì col suo abituale acume e la sua sagacia, vagliando tutti i dati e non accogliendone nessuno che non fosse esatto, ma la tesi chessi servivano era parziale e tendenziosa. Dovera dunque il «complotto»? Era invece lui a chiederlo, e tutti avevano visto la manovra. «Voterò lordine del giorno Grandi» disse «dovessi rimanere il solo a farlo. Cera venuto unicamente per parlare col Re, che gli sembrava la chiave della situazione.

Ma appena finito il conflitto su quella vicenda si cominciarono a scrivere migliaia di pagine con altrettante interpretazioni, spiegando come e perché erano andate le cose, raccontando la parte avuta dai «congiurati da Mussolini, da Vittorio Emanuele III. Sapeva che questa era loperazione più pericolosa. Ma subito rifletté che non si poteva compromettervi la Corona. Suggerì di premettere un saluto alle truppe combattenti e di sottolineare che la decisione da prendere era quella di restituire alla monarchia non tanto i suoi poteri, quanto le sue responsabilità, come per coinvolgerla ancora di più nel regime. Era quello che aveva fatto la Jugoslavia nel marzo-aprile 1941, acquistando con ciò automaticamente il diritto di venire considerata, a guerra finita, tra le potenze vincitrici. La proposta cadde per lopposizione di Federzoni, ma la seduta stava prendendo una piega che Grandi non aveva previsto. Grandi non contava su di lui. Grandi che ottenne 19 voti a favore (Grandi, Ciano, De Bono, Federzoni, Bottai, De Vecchi, De Marsico, Albini, Alfieri, Marinelli, Acerbo, Pareschi, Rossoni, Bastianini, Bignardi, Gottardi, De Stefani, Balella e Cianetti 8 contrari (Scorza, Buffarini-Guidi, Enzo Galbiati, Biggini, Polverelli, Tringali.

Infine, le requisitorie dei neo-fascisti contro i «traditori» del 25 luglio, per accreditare la versione che il regime fu vittima di un complotto ordito alle spalle del Paese e contro la sua volontà. I timori di Grandi. Grandi, dalle 16,30 alle 16,40. Grandi gli diede appuntamento in casa di Mario Zamboni, con cui era già daccordo, e che fu testimone del colloquio dalle quattro alle sei del mattino. Aggrediti, glitaliani si sarebbero trovati automaticamente in guerra con essa, e ciò avrebbe reso assurda e insostenibile la pretesa degli Alleati di una «resa incondizionata».

Ora, da un ufficiale di Stato Maggiore italiano, presente allincontro, Federzoni aveva saputo (e Bastianini, presente anche lui, ha confermato) che Hitler aveva chiesto e imposto a Mussolini di rinunziare al comando militare, che il Duce esercitava come capo. E a mo di contrappunto, intonò lelogio dei tedeschi, capi e gregari, di cui esaltò leroismo e la lealtà. Quindi non è esatto che la riunione del Gran Consiglio fu «strappata» a Mussolini dai «congiurati» il 16 luglio. Erano cose che si ripetevano in tutti gli ambienti italiani, perfino nei salotti. La guerra, è vero, era persa.

Forse che io non lo sono?». La prima fu il 25 marzo, per il conferimento del Collare dellAnnunziata. Per molto tempo o comunque per mancata conoscenza dei fatti si è associato il 25 luglio 43 ad un colpo di stato. Garanzia cliente eBay se ricevi un oggetto non conforme alla descrizione. «Mi astengo confermò il presidente del Senato. I vittoriosi erano rimasti soli, in quella grande sala dove nessuno di loro sarebbe mai più entrato. Purtroppo, fu scritto in un momento in cui non cera altra fonte dinformazione che quella dei generali di palazzo Vidoni, che erano poi i generali di Mussolini. Così si è accreditata la leggenda che la sorte di Mussolini era già stata decisa prima che il Gran Consiglio si riunisse; che tutto fosse già pronto per arrestare il Duce il 26; che Grandi e i suoi alleati abbiano agito precipitosamente.

I due lo avevano preparato di comune accordo durante lintervallo. «Pantelleria» disse «poteva essere la Stalingrado del Mediterraneo. Mussolini, che non voleva sentirsi vincolato da nulla e da nessuno, aveva introdotto questa prassi: egli presiedeva la seduta, lapriva con qualche parola doccasione, dava la parola agli altri, ascoltava più o meno benevolmente, poi riassumeva e concludeva il dibattito presentando. Delle due, luna: o lui mi smentisce, e allora vuol dire che io sono un bugiardo; o non mi smentisce, e in tal caso è bugiardo lui, o sei un bugiardo tu». Io la chiuderò proclamando, come segretario del partito, decaduta la dittatura». Gli anglo-americani avevano sempre detto, e negli ultimi giorni avevano formalmente ripetuto, chessi facevano la guerra al fascismo, non allItalia. Ma sarebbe una diserzione oltre tutto gratuita, perché noi vinceremo la guerra.» Fece questa affermazione in tono di tranquilla sicurezza. Badoglio si rivelò dunque una vera disgrazia nazionale e invece di assumere subito una posizione chiara per disarmare le pretese di «resa incondizionata tentò il doppio giuoco, illudendosi di fare della penisola una specie di Città del Vaticano allargata. Ciò che si è verificato, si è verificato dopo la seduta del Gran Consiglio». Con Scorza, andarono a palazzo Venezia Bottai, Farinacci.

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A dire il vero, Vittorio Emanuele non aveva mostrato questi scrupoli costituzionali nel 15, quando aveva dichiarato guerra allAustria contro la volontà del Parlamento e nel 22, quando aveva accettato la marcia su Roma. E nemmeno ne conoscono i regimi comunisti, che le inventano solo per giustificare le epurazioni. Solo le classi alte borghesi, disse, sono ostili al fascismo. Non è vero, anzi non è nemmeno verosimile, che aspirassero, in quelle condizioni, a succedere a Mussolini. Questo antifascismo sognava, per Mussolini, una fine alla Masaniello o alla Cola di Rienzo.